Il silenzio illumina l’anima (6 minuti e 20 secondi)

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Una tragedia dietro l’altra, le ripetute stragi nelle scuole americane, e un’intera generazione di teenagers ha deciso che, queste tragedie, non dovranno più ripetersi. Nel giro di poche settimane, connessi attraverso i social network e snapchat, i ragazzi hanno organizzato una delle più grandi manifestazioni di sempre, contro le armi e la disponibilità che la legge americana permette a chiunque di averne (in particolare le armi automatiche e semi automatiche, come quelle utilizzate nelle stragi).

Improvvisamente, dal nulla cosmico di una generazione silente, emerge una rabbia, una determinazione, e una lucidità per intervenire operativamente su “come cambiare le cose”: da qui l’esortazione a “registrarsi al voto” per scegliere solo ed esclusivamente quei rappresentanti che si opporranno all’attuale legge sulle armi americana.

Tra i vari giovanissimi leader che stanno emergendo in questi giorni, capaci di rappresentare una gioventù molto meno remissiva di come è stata rappresentata finora (anche da film e serie tv recenti, vedi 13 Reasons Why), una giovane ragazza di origine cubana ha colpito l’occhio di molti, per una particolare fierezza nell’uso delle parole (la scelta di ripetere uno ad uno i nomi dei ragazzi rimasti uccisi nel suo primo discorso) e per una particolare forza empatica nel non nascondere le proprie emozioni ma esercitarle fino in fondo come una forza nuova, travolgente, che riuscisse ad attaccarsi al cuore delle persone.

(continua a leggere su Sentieri Selvaggi)

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