Temi dell’Avvento: il silenzio

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Natale e silenzio. Due termini che accostati suonano come un ossimoro, quasi che esprimano due concetti contrari, a differenza di Natale e gioia che ben si affiancano in modo naturale, conciliandosi anche con l’atmosfera che ci circonda fatta di strade e negozi luminosi e bene allestiti, case addobbate, acquisti, regali per grandi e piccini, spese per banchetti succulenti e gli immancabili programmi mondani. Certamente il Natale è gioia e gioiosa la sua attesa! Ce lo ricorda anche l’antifona alla terza domenica d’Avvento, detta “dominicaGaudete”: Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino”. Ed in questa società dei giorni nostri, frenetica, consumistica, relativista, dove impera l’esigenza dell’immediato, e tutto scorre veloce a ritmi sfrenati, si rischia che del Natale resti solo l’atmosfera  festaiola e la gioia esteriore. Ma la gioia cristiana del Natale è un sentimento tutt’altro che esteriore o limitato al celebrare un lieto evento. La gioia che ci porta il Natale è Gesù stesso, frutto dell’amore di Dio che dona all’umanità Gesù, l’Emmanuele, il “Dio con noi” (Mt 1,25). Con Gesù il divino si congiunge all’umano, per la redenzione dell’umanità stessa. E questo dono di Dio, l’atteso Messia, non è arrivato come tutti se lo aspettavano nella gloria, nella Gerusalemme capitale del potere religioso o ad Atene capitale della cultura dell’epoca, né nella Roma imperiale, ma nel silenzio di una cittadina di provincia (cfr. Mt 2,6), nella piccolezza di un bambino, con un primo annuncio della sua nascita ai pastori (Lc 2,8). Proprio quei pastori, che secondo il pensiero biblico erano considerati dei miserabili 

inclini a saccheggi che non meritavano alcunché, hanno il privilegio di ricevere l’annuncio del Regno di Dio. Il suo sarà un Regno senza esercito, senza moneta, senza burocrazia ed esazioni, ed i sui interlocutori privilegiati non saranno i sommi sacerdoti né i governatori romani, ma pescatori, pubblicani e prostitute, i  “lontani da Dio”, perché Gesù è venuto non per chiamare i giusti ma i peccatori (cfr Mt 9,13). D’altronde già Elia, nella solitudine della montagna, cerca Dio nel vento impetuoso, nel fuoco e nel terremoto, ma Dio sceglie di presentarsi ad Elia nella brezza leggera, nella serenità della sera (cfr. 1 Re 19, 11-13). Il Signore dunque non si presenta  secondo gli schemi delle nostre attese personali, fastose e roboanti, ma nella semplicità, nella dolcezza, nella presenza tenera e paziente (cfr. G. Ravasi, Secondo le scritture, Ed. Piemme). 

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